L’obiettivo? Costruire un sistema più strutturato e trasparente, in grado di rispondere meglio alle esigenze delle imprese e alle trasformazioni del mercato del lavoro.
Ma cosa cambia concretamente con queste nuove disposizioni? Vediamo quali sono le principali novità introdotte dal decreto e quali effetti avranno per le aziende.
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Un nuovo quadro per i Fondi Interprofessionali
Le nuove Linee Guida segnano un intervento significativo del Ministero del Lavoro su uno dei pilastri delle politiche attive del Paese.
Le novità introdotte non riguardano soltanto aspetti amministrativi o procedurali né si limitano a modificare il “solo” funzionamento dei Fondi Interprofessionali. L’intervento infatti va ad incidere più in profondità sull’assetto di un settore che ogni anno sostiene la formazione continua di milioni di lavoratori e lavoratrici: un ecosistema complesso e articolato che coinvolge istituzioni pubbliche, enti di formazione (pubblici e privati), professionisti, imprese, lavoratori e lavoratrici impegnati nei percorsi di aggiornamento e sviluppo delle competenze.
Le principali novità riguardano l’introduzione di verifiche periodiche e controlli quinquennali sull’operatività dei Fondi, l’obbligo di predisporre piani triennali di sostenibilità economico-organizzativa, nuovi requisiti infrastrutturali e digitali, oltre all’adozione di certificazioni obbligatorie in materia di qualità, sicurezza informatica e anticorruzione.
Come evidenziato nell’introduzione del provvedimento, l’obiettivo dichiarato è rendere il sistema più solido, trasparente e responsabile. In questa direzione si inseriscono infatti anche misure come l’introduzione di maggiore trasparenza contabile e la definizione di limiti più chiari alle spese di funzionamento, pensate per rafforzare il controllo sull’utilizzo delle risorse.
Cosa cambia per le aziende?
Le nuove Linee Guida introducono cambiamenti significativi per le aziende soprattutto per quanto riguarda l’adesione ed eventuali passaggi o cambi del Fondo Interprofessionale.
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1. Nuova finestra temporale
Uno degli interventi più rilevanti introdotti dalle nuove Linee Guida riguarda le modalità di adesione ai Fondi Interprofessionali.
Se in precedenza l’impresa poteva decidere di iscriversi a un Fondo o di revocare la propria adesione in qualsiasi momento dell’anno, comunicando la scelta tramite il flusso UNIEMENS inviato all’INPS, con le nuove Linee Guida le cose cambiano.
Con il nuovo decreto il sistema diventa più strutturato, basandosi su una programmazione annuale delle adesioni. In pratica, viene introdotta una finestra temporale unica per aderire a un Fondo o revocare l’adesione: le aziende possono effettuare queste operazioni solo entro il 31 ottobre di ogni anno.
A questa scadenza si affianca il principio della efficacia differita: la scelta effettuata entro il 31 ottobre produrrà effetti soltanto dal 1° gennaio dell’anno successivo.
Questo cambiamento spinge le imprese a pianificare con maggiore anticipo sia le proprie strategie formative sia la scelta del Fondo di riferimento, andando di fatto a ridurre una pratica piuttosto diffusa negli anni passati: il cambio rapido di Fondo da parte delle aziende per cogliere opportunità legate a singoli bandi, spesso senza una reale programmazione delle attività formative nel medio-lungo periodo.
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2. Modalità di comunicazione al fondo
Cambiano anche le modalità di comunicazione dell’adesione al Fondo. Se in passato la scelta veniva trasmessa in modo indiretto tramite i flussi verso l’INPS (e quindi non sempre il Fondo riceveva un’informazione immediata e diretta della scelta effettuata dall’azienda), con il nuovo sistema l’azienda deve inviare una PEC formale al Fondo prescelto, allegando la denuncia INPS e un documento di identità.
L’obiettivo è rendere l’adesione esplicita, verificabile e pienamente trasparente.
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3. Trasferimento delle somme tra Fondi
Quando un’azienda decide di aderire a un nuovo Fondo Interprofessionale, può trasferire fino al 70% delle risorse accumulate e non utilizzate negli ultimi tre anni. Questa possibilità, però, è soggetta ad alcune condizioni: l’importo trasferibile deve essere almeno pari a 3.000 euro e l’impresa non deve essere stata classificata come micro o piccola impresa in modo continuativo nel triennio precedente. In questi casi, infatti, si applica un criterio di solidarietà del sistema: le risorse restano nel Fondo e non vengono trasferite.
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4. Uso dei fondi
Le nuove Linee Guida intervengono anche sul modo in cui vengono utilizzate le risorse versate dalle imprese ai Fondi Interprofessionali, introducendo un equilibrio più chiaro tra conto individuale aziendale e risorse collettive.
Cosa cambia per lavoratori e lavoratrici?
Le nuove Linee Guida non riguardano solo imprese e Fondi Interprofessionali, ma introducono alcune novità anche per i lavoratori e le lavoratrici che partecipano ai percorsi di formazione finanziata.
La formazione a distanza, esplosa soprattutto con la pandemia da Covid-19, viene regolata in modo più rigoroso dalle nuove Linee Guida. Non sarà più sufficiente, infatti, collegarsi a una piattaforma generica (come Meet o Zoom): i corsi dovranno essere erogati tramite sistemi che garantiscano l’identificazione certa dell’utente e il tracciamento della partecipazione. A questo si unisce poi l’utilizzo di un registro elettronico delle presenze, uno strumento che consente di registrare e certificare in modo digitale la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alle attività formative.
Cambia inoltre l’attestazione finale: al posto del semplice attestato di frequenza, i percorsi formativi dovranno prevedere una certificazione delle competenze acquisite, ad esempio tramite certificati ufficiali o open badge digitali, utili anche per il curriculum e il libretto formativo del lavoratore o della lavoratrice.
Cosa cambia nel funzionamento dei Fondi Interprofessionali
Dall’integrazione a nuove fonti di finanziamento, fino all’ottenimento obbligatorio di determinate certificazioni: vediamo in seguito quali sono le principali novità e modifiche che le nuove Linee Guida introducono nel funzionamento dei Fondi Interprofessionali.
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1. Apertura a nuove fonti di finanziamento
Tradizionalmente i Fondi si sono sostenuti quasi esclusivamente grazie al contributo obbligatorio dello 0,30% versato dalle aziende all’INPS. Con il nuovo decreto il sistema si apre invece a una logica più ampia: i Fondi potranno gestire anche risorse europee, nazionali e regionali, ampliando così le opportunità di finanziamento.
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2. Nuova classificazione delle risorse aggiuntive
Se prima i finanziamenti “extra” venivano gestiti in assenza di un quadro definito, ora le Linee Guida introducono una distinzione chiara tra le diverse tipologie di finanziamento.
Le risorse integrative (pubbliche o private) si affiancano ai contributi ordinari per rafforzare l’offerta formativa e seguono le stesse regole di controllo previste per i Fondi. Le risorse complementari, invece, sono destinate ad attività diverse dalla formazione (come ricerca o welfare) e devono essere gestite con contabilità separata; se di origine privata, non possono superare una quota definita del bilancio del Fondo.
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3. Attività formative rivolte a persone disoccupate o inoccupate
Le nuove Linee Guida prevedono anche la possibilità per i Fondi Interprofessionali di gestire interventi formativi rivolti a persone disoccupate o inoccupate, nell’ambito di programmi finanziati con risorse pubbliche aggiuntive (europee, nazionali o regionali). Questo segna un’evoluzione per i Fondi Interprofessionali, in origine destinati solamente per finanziare la formazione dei lavoratori e delle lavoratrici già occupate.
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4. Razionalizzazione delle spese di gestione
Sul piano amministrativo, viene introdotta una semplificazione delle voci di spesa. In passato i costi erano suddivisi tra spese di gestione e spese propedeutiche, ciascuna con limiti specifici, creando spesso difficoltà nell’attribuzione delle voci di bilancio.
Dal 2026 queste categorie vengono accorpate in un’unica voce, le spese di funzionamento, con tetti massimi stabiliti dal Ministero in base alla dimensione del Fondo: 18% per i Fondi più piccoli, 15% per quelli di media dimensione e 10% per i Fondi più grandi.
L’obiettivo? Rendere la gestione più chiara ed efficiente.
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5. Piani triennali di sostenibilità
Stando alle nuove Linee Guida, i Fondi devono ora predisporre piani triennali di sostenibilità economica e organizzativa.
Questo significa che devono dimostrare di avere una struttura stabile e una gestione finanziaria equilibrata nel medio periodo.
All’interno di questi piani devono essere indicati diversi elementi, tra cui strategie di sviluppo, previsioni sull’utilizzo delle risorse, sostenibilità dei costi di funzionamento, modelli organizzativi e strumenti di monitoraggio delle attività formative.
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6. Controlli periodici più stringenti
Con le nuove Linee Guida, il Ministero del Lavoro rafforza il sistema di vigilanza, introducendo verifiche periodiche sull’operatività e un controllo quinquennale per accertare il mantenimento dei requisiti necessari per operare.
Le verifiche riguardano in particolare solidità economico-organizzativa, correttezza nella gestione delle risorse, trasparenza amministrativa e capacità operativa dei Fondi.
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7. Certificazioni obbligatorie e standard organizzativi
Le nuove Linee Guida introducono per i Fondi Interprofessionali l’obbligo di adottare standard organizzativi certificati. Nello specifico, i Fondi devono dotarsi di sistemi di gestione della qualità (Certificazione ISO 9001), certificazioni relative alla sicurezza informatica e alla protezione dei dati (Certificazione ISO 27001), oltre a strumenti strutturati per la prevenzione della corruzione e la trasparenza amministrativa (Certificazione ISO 37001).
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8. Requisiti tecnologici più avanzati
Le nuove Linee Guida richiedono infine ai Fondi Interprofessionali di dotarsi di sistemi informativi più avanzati per gestire in modo digitale l’intero ciclo delle attività: pubblicazione dei bandi, gestione dei progetti, monitoraggio e rendicontazione.
Le piattaforme devono garantire tracciabilità delle risorse, archiviazione sicura dei dati e interoperabilità con altre banche dati pubbliche, così da facilitare controlli, monitoraggio e scambio di informazioni con le amministrazioni.
Per concludere
Dopo quindici anni di sostanziale stabilità normativa, il sistema dei Fondi Interprofessionali viene sottoposto ad un processo di revisione complessiva che interviene su più livelli: governance, controlli, gestione delle risorse, requisiti organizzativi e strumenti tecnologici.
Le parole chiave che sembrano emergere da queste nuove Linee Guida sono programmazione, trasparenza e controllo.
Programmazione perché il nuovo impianto normativo spinge verso una gestione più strategica della formazione finanziata, limitando pratiche opportunistiche e incentivando una pianificazione più strutturata delle attività formative da parte delle imprese e dei Fondi.
Trasparenza e controllo perché il decreto rafforza i meccanismi di monitoraggio e rendicontazione: dai nuovi limiti alle spese di funzionamento, ai controlli periodici sull’operatività dei Fondi, fino all’introduzione di requisiti organizzativi e certificazioni obbligatorie.
Non mancano tuttavia elementi che richiederanno una fase di adattamento: l’introduzione di nuovi requisiti organizzativi, tecnologici e di certificazione comporterà inevitabilmente un lavoro di adeguamento da parte dei Fondi e degli attori che operano nel sistema della formazione finanziata.