6 Agosto 2025

Soft skills: cosa sono e quali sono le più richieste

corsi di formazione aziendale

Non si studiano dai manuali, a volte nemmeno compaiono nei curriculum, eppure sono quelle che fanno la differenza e che servono ogni giorno, in ogni situazione. Le soft skills sono le vere “armi segrete” di ciascun lavoratore e lavoratrice - e lo sono ancora di più oggi, in un momento storico in cui l’intelligenza artificiale e l’avanzata tecnologica, sempre più pervasive, stanno modificando ruoli e processi, spostando l’attenzione su ciò che le macchine non sanno (ancora) fare.

Secondo il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, quasi il 40% delle competenze core richieste oggi ai lavoratori e alle lavoratrici subirà un cambiamento entro il 2030. E tra queste, a guadagnare importanza non sono solo le competenze tecniche, tra cui rientrano ovviamente quelle tecnologiche, ma soprattutto quelle trasversali, le soft skills.

 

Cosa sono le soft skills?

 

Dette anche “competenze trasversali”, le soft skills sono quelle capacità non tecniche che distinguono il modo in cui una persona lavora, comunica, prende decisioni, gestisce lo stress e si adatta al cambiamento.

A differenza delle hard skills, non si misurano con un test, né si imparano dai manuali, né sono certificate da titoli o diplomi: emergono sul campo, nelle relazioni, nelle situazioni quotidiane.

Alcune – come la comunicazione efficace o la leadership – possono certamente essere affinate con la formazione. Ma in molti casi si tratta di tratti personali intrinsechi, legati alla sfera caratteriale, che si sviluppano nel tempo con l’esperienza e la consapevolezza.

Parliamo di empatia, pensiero critico, creatività, gestione emotiva, capacità di collaborare e molto altro. Competenze che non si limitano al contesto professionale, ma che toccano la vita quotidiana in ogni sua sfumatura.

 

 Le soft skills più richieste dalle aziende nel 2025

 

L’indagine presentata nel Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum mette in evidenza quali sono le competenze più richieste dalle aziende per i propri dipendenti. E ciò che colpisce è che, tra le prime in classifica, troviamo quasi esclusivamente competenze trasversali.

Ecco in seguito la classifica delle (soft) skills più richieste dalle aziende nel 2025:

  1. 1. Analytical thinking – Pensiero analitico (69%), ovvero la capacità di pensare in modo logico, valutare informazioni complesse e prendere decisioni basate su dati e fatti.
  2. 2. Resilience, flexibility and agility – Resilienza, flessibilità e agilità (67%), ovvero la capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti, affrontare le difficoltà senza bloccarsi.
  3. 3. Leadership and social influence – Leadership e influenza sociale (61%), ovvero l’abilità di guidare, motivare e coinvolgere gli altri.
  4. 4. Creative thinking – Pensiero creativo (57%), cioè la capacità di generare idee originali, trovare soluzioni innovative e vedere problemi da nuove prospettive.
  5. 5. Motivation and self-awareness – Motivazione e autoconsapevolezza (52%), ovvero la capacità di lavorare con obiettivi interni, mantenere alta l’energia e riconoscere i propri punti di forza e di debolezza.
  6. 6. Technological literacy – Alfabetizzazione tecnologica (51%)
  7. 7. Empathy and active listening – Empatia e ascolto attivo (50%), ossia l’abilità di comprendere i punti di vista altrui, mettersi nei panni degli altri e ascoltare in modo aperto e rispettoso.
  8. 8. Curiosity and lifelong learning – Curiosità e apprendimento continuo (50%), ovvero il desiderio costante di imparare, esplorare nuove conoscenze e aggiornarsi nel tempo.
  9. 9. Talent management – Gestione dei talenti (47%)
  10. 10. Service orientation and customer service – Orientamento al cliente (47%)

Questa classifica riflette le priorità a livello globale, ma il quadro varia quando si analizzano singoli settori o aree geografiche. Ad esempio, nel comparto Assicurazioni e Previdenza, l’apprendimento continuo è considerato una competenza fondamentale dall’83% delle aziende, ben al di sopra della media globale del 50%.

 

Le competenze “ibride”

 

A distinguersi leggermente, nel panorama delle dieci competenze chiave, sono tre skill “ibride”, che combinano elementi tecnici e soft:

  • technological literacy (alfabetizzazione tecnologica), fondamentale per muoversi nei contesti digitali attuali;
  • talent management (gestione dei talenti), che si colloca a metà strada tra competenze tecniche e soft: richiede capacità di osservazione, ascolto, motivazione e leadership, ma anche conoscenze strutturate in ambito HR, formazione e strategia aziendale;
  • service orientation and customer service (orientamento al cliente e assistenza), che unisce la conoscenza del prodotto o del servizio (parte tecnica) alla capacità di gestire la relazione, comunicare in modo efficace, ascoltare e risolvere problemi con empatia.

 

Perché le soft skills contano sempre di più

 

Pur in un contesto di crescente digitalizzazione e automazione, a dominare la classifica delle competenze più richieste nel 2025 dalle aziende non sono quelle strettamente tecniche, strettamente “hard”, ma qualità cognitive, relazionali e attitudinali che non si insegnano con un manuale e che, proprio per questo, diventano sempre più preziose in un contesto mutevole.

Questa ascesa delle soft skills è legata a più fattori. Da un lato, l’adozione crescente dell’intelligenza artificiale e dell’automazione tende a sostituire le competenze puramente tecniche o operative. Dall’altro, cresce la richiesta di profili in grado di navigare l’incertezza e guidare il cambiamento.

Il pensiero analitico e quello creativo, ad esempio, sono essenziali per prendere decisioni efficaci in contesti incerti e per generare soluzioni innovative. Allo stesso tempo, la resilienza e la flessibilità diventano indispensabili per adattarsi ai cambiamenti continui di scenari, strumenti e priorità.

E poi, sono anche le più difficili da replicare con strumenti tecnologici o modelli generativi di intelligenza artificiale, rendendo quindi il contributo umano insostituibile in molte funzioni strategiche.

Non è un caso se molte aziende stanno ridefinendo le proprie strategie di formazione, puntando non solo su corsi di formazione aziendale "tecnici", ma anche sul potenziamento delle competenze trasversali, consapevoli che la competitività oggi non si gioca solo sul piano della conoscenza tecnica, ma anche su quello delle capacità umane.

 

Uno sguardo al futuro: evoluzione delle soft skills

 

Un’ulteriore analisi condotta dal World Economic Forum si concentra su quali competenze, secondo le previsioni delle aziende, diventeranno fondamentali tra il 2025 e il 2030.

In cima alla classifica si posizionano, ovviamente, quelle capacità legate all’innovazione e all’evoluzione tecnologica (come l’intelligenza artificiale, i big data e la cybersicurezza), ma subito dopo dominano le soft skills.

Tra quelle con il maggiore incremento netto di rilevanza troviamo:

  • pensiero creativo (+66);
  • resilienza, flessibilità e agilità (+66);
  • curiosità e apprendimento continuo (+61);
  • leadership e influenza sociale (+58);
  • gestione dei talenti (+58);
  • pensiero analitico (+55);
  • visione sistemica (+51);
  • Motivazione e autoconsapevolezza (+47)
  • Empatia e ascolto attivo (+46)

Il fatto che, subito dopo le competenze tecniche legate alla tecnologia, siano proprio le soft skills a occupare stabilmente le prime posizioni della classifica, è un segnale forte.

Non si tratta più di abilità “complementari” o “nice to have”, ma di competenze centrali, richieste e riconosciute dal mercato come fondamentali per affrontare il futuro del lavoro.

Paradossalmente, pur essendo definite “soft”, andrebbero considerate “hard” nel loro impatto e imprescindibili nella loro funzione.

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